26 dicembre, 2006

L'ARBALETATA

Era una splendida giornata di Dicembre, identica a tante altre alle quali ormai ci eravamo abituati, quando dalle aiuole del porticciolo apparve lui: una testa incappucciata ed un corpo semiatletico a cavalcioni del suo fidato destriero bi-ruote (eufemisticamente fidato in quanto lo aveva appena tradito con una foratura). Dopo essere sceso “curò” il suo inseparabile mezzo di trasporto legandolo opportunamente e sgravandolo da quel improbabile incrocio tra una sella e delle borracce che trascinava sempre con se. Ma la sua tronfia camminata nascondeva una sorpresa. Man mano che la sua figura si faceva più nitida scorgemmo stretta fra le sue mani una magnifica sconosciuta arma forse di origine medievale; un ARBALETE!!!
Vi erano i soliti tre disgraziati a bordo di Peter. Don Antonio detto “trombillo”, Don Fabio detto “mani di timone” e Roberto detto “ci mi squagghiate Andromeda… ci cazzu nce lu dici ad Aldo”, ma detto anche “ehi pro” che dopo aver atteso per la solita ora di ritardo malamente giustificata dal buon Fischetto ma che dipendeva sicuramente dalla pantagruelica abboffata nonché bevuta… e forse fumata della sera precedente, ascoltarono la sua prima dichiarazione, che arrivò puntuale: “vagnù osci aggià pruvari l’ARBALETE!!!”. E noi:” mena nchiana”.
Fu così che i nostri Pigonauti presero il mare.
A poppa il molo si allontanava, a prua un’altra stupenda avventura era già iniziata.
Ovviamente il primo ad organizzare e proporre uno spuntino a base di pane e maiale fu Don Fischetto che colse l’occasione per riproporre l’esperimento arbalete. (Fig. 1) Fu così che, Mani di timone, Trombillo e il Pro spinti da una sorta di comune premonizione consigliarono Don Fischetto di immergere quella strana arma in acqua prima dello sparo considerando che lo strano demone che la aveva creata sicuramente proveniva dalle profondità marine, d'altronde se serviva per catturare i pesci?
Ma ormai conoscete il nostro Fischetto, si pensa che non volesse bagnarla, dico bagnarla… quell’arma… quella per sparare i pesci… E così avvenne ciò che mai avremmo voluto avvenisse,
si posizionò come un cecchino d’acqua dolce e mirò esattamente un punto sull’acqua, e vi garantisco che è difficilissimo, quindi sparò.
Si dice che un immagine valga più di mille parole ed e guardando la prossima che è possibile cogliere tutta l’amarezza, il soffocato dolore, la struggente delusione che l’animo umano prova quando scopre di aver fatto un’ immane cazzata!
Notate come incredulo guardi quello strano oggetto chiedendosi se quella cosa che così rapidamente schizzo lontano da lui (fiocina) avesse o meno un’importanza fondamentale nella meccanica dell’arma e quando capì…………………………………………….esclamò………………………………..:

By Fabio detto “mani di timone”